Esquilino: un laboratorio per governare la mobilità umana – A cura di Armando Montanari

Alcuni dipartimenti di medicina, e di scienze umane e sociali, della Sapienza Università di Roma hanno sviluppato negli anni recenti progetti di ricerca sulla “human mobility – mobilità umana” i cui risultati costituiscono un importante elemento di conoscenza anche per il quartiere Esquilino che di mobilità umana vive, soffre e rischia di soccombere. Il quartiere vive della presenza della Stazione Termini, dove transitano 150 milioni di passeggeri l’anno, turisti, pendolari, immigrati, chi si reca negli aeroporti della Capitale, e chi arriva o parte dal Porto di Civitavecchia, oppure vi transita per alcune ore, come i crocieristi. Ormai la mobilità umana è un fenomeno talmente complesso e strutturato che non è più facilmente definibile, sia in termini di qualità che di quantità, con i tradizionali strumenti della statistica. Per i documenti ufficiali la maggior parte della mobilità umana dell’Esquilino è invisibile, nel senso che non è registrata e quindi misurabile. Il Progetto EMAHM (Human Mobility, health inequity and needs: the experience through the Emergency Departments of the metropolitan area of Rome) ha considerato gli accessi ai Pronto soccorso degli ospedali romani uno strumento per studiare la salute degli immigrati, soprattutto giovani ed extracomunitari, a Roma con quella delle stesse etnie che sono rimaste in patria. Il Progetto YMOBILITY (Youth Mobility: maximizing opportunities for individuals, labour markets and regions in Europe) ha invece considerato le modalità con cui i giovani (16-35 anni) si muovono all’interno dei paesi della Unione Europea. EMAHM ha rilevato come gli immigrati dal Bangladesh e dai paesi del Nord Africa ricoverati nei dipartimenti di pronto Soccorso presentano situazioni cliniche e sintomi con molti anni di anticipo rispetto ai connazionali rimasti in patria. Le motivazioni di questa situazione, peraltro riscontrata anche in altri paesi di tradizionale immigrazione, è dovuta ad una serie di fattori che possono essere fatti risalire allo stile di vita, alla dieta alimentare, ma anche e soprattutto allo stress sofferto per attraversare il Mediterraneo con mezzi di fortuna, ma anche e soprattutto per la delusione di dover vivere in una realtà meno positiva di quanto si era immaginato, o si era fatto credere. EMAHM ha anche evidenziato come i ricoverati al Pronto soccorso sono soprattutto gli immigrati dei primi tempi di insediamento a Roma, quando si cerca di trovare un collocamento e reperire risorse e strumenti per sopravvivere. Questa tipologia di immigrati è soprattutto “domiciliata” nei pressi della Stazione Termini e nelle strade dell’Esquilino. In una fase successiva quando gli immigrati trovano una loro più stabile collocazione economica e sociale, e quindi si tende a mettere su famiglia, o a procedere ai ricongiungimenti famigliari, la residenza viene trovata nei quartieri periferici, lungo le strade consolari, in prossimità delle stazioni ferroviarie e dei caselli autostradali.

Una tendenza maggiormente orientata ad un decentramento residenziale è stata riscontrata anche per quegli stranieri che abbiano assunto la cittadinanza italiana. L’Esquilino nella complessità delle situazioni quotidiane risulta essere un grande laboratorio dove le diverse reti di mobilità umana, ciascuna con le sue caratteristiche e le sue tendenze, si sovrappongono, in parte si intersecano e talvolta confliggono. Per conoscere l’Esquilino è necessario conoscere i processi di mobilità umana che vi si svolgono e si evolvono per poterli meglio governare cercando di massimizzarne i vantaggi e le opportunità per quanti vivono e lavorano nel quartiere.

human mobility, health inequity and needs